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Piano B per l'Italia: uno spartito per crederci ancora

24 agosto 2023

Piano B per l'Italia: uno spartito per crederci ancora

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Oggi è stato presentato per la prima volta al pubblico al Meeting di Rimini Piano B, un’iniziativa pensata per mettere assieme le risorse già presenti in Italia per affrontare le sfide di oggi e domani e di cui il Paese, la sua classe dirigente e l’opinione pubblica non sa di avere. Per i 13 fondatori, Leonardo Becchetti, Marco Bentivogli, Luigino Bruni, Marta Cartabia, Carla Collicelli, Chiara Giaccardi, Enrico Giovannini, Elena Granata, Luca Jahier, Mauro Magatti, Alessandro Rosina, Roberto Rossini, Paolo Venturi, Giorgio Vittadini, non serve un nuovo partito ma piuttosto uno “spartito” che faccia della connessione tra realtà virtuose presenti e operanti sul territorio una comunità nazionale orientata all’innovazione sociale, incidendo così anche sulla politica.

La prima base di questo spartito è il sito del progetto, che illustra le parole fondative dell’iniziativa, su cui innestare attraverso il dialogo con cittadini e società civile parole operative, come comunità educante, giustizia riparativa, amministrazione condivisa, comunità energetiche tra le altre, che ben declinano come energie ben presenti nella nostra società (cittadinanza attiva, senso civico, volontariato) possano diventare riferimento di chiunque si impegni per il bene comune.

«Viviamo in un tempo in cui parole servono da armi per neutralizzare le altre persone -ha dichiarato Chiara Giaccardi-, ma i simboli sono invece ciò che mette e rimette assieme. Sono legami, cioè vita. Il simbolo dà concretezza a questo legame. Il compito a cui Piano B vuole cominciare a rispondere è superare la banalizzazione delle parole e rigenerarle. Rigenerarle ci aiuterà a ricostruire rapporti sfilacciati. È un progetto con una dimensione politica».

 

Secondo Alessandro Rosina l’Italia si trova in una situazione problematica perché non riesce a interpretare il suo presente, ad avere visione. Per uscire da questa logica occorre «mettere al centro l’interesse della polis. Il bene comune deve essere più forte degli interessi di parte. Per esempio, le misure per la natalità non possono essere divisive, così come l’investimento sulle nuove generazioni non può avere posizioni contrapposte altrimenti avremo un paese sempre più frammentato e diviso. È una operazione culturale che vuole rinnovare il nostro sguardo sulla realtà che cambia. Così da favorire e dare una direzione positiva al cambiamento del nostro Paese».

«Siamo a fine ciclo e non riusciamo ad aprirne un altro -ha concluso Mauro Magatti-. La nuova “teoria” del Piano B è già lì fuori, ben presente sui nostri territori. Insieme dobbiamo trovare il modo per condividere quella teoria che è già prassi. Per questo si tratta di un progetto politico. Noi ci auguriamo di essere quel punto che si trascini dietro i due poli in cui si divide il nostro Paese su ogni argomento».  

Un articolo di

Michele Nardi

Michele Nardi

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